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| 16 giu 2021 | 19:59

Scomparsa di Sara Pedri, la Cisl medici: ''L'Ordine intervenga per tutti: altri medici hanno optato per cambiare città e fuggire dall'inospitale clima trentino''

Nicola Paoli (Cisl medici): "I parenti hanno riferito in televisione che la vicenda riguarda rapporti interpersonali, interdipartimentali, interospedalieri che nel tempo, a Trento come a Cavalese, a Tione come a Borgo, ma anche fuori dal Trentino, hanno determinato e determinano pressioni indebite"

Scomparsa di Sara Pedri, la Cisl medici: L'Ordine intervenga per tutti
di Redazione

TRENTO. "Riteniamo che quanto potrebbe essere accaduto sul posto di lavoro alla dottoressa Pedri, sia successo innumerevoli altre volte ad altri medici che hanno optato per cambiare città e fuggire dall'inospitale clima trentino, ma l'Ordine non è mai intervenuto aiutando il sindacato". Così Nicola Paoli, segretario della Cisl medici, che aggiunge. "Noi stessi tra i nostri iscritti abbiamo molti professionisti sotto pressione nei rispettivi reparti, settori, ambulatori e territori, senza aver mai letto di un presidente che si siede al tavolo aziendale a difesa di ognuno di loro, a fianco di sindacati come il nostro".

 

Nelle scorse ore l'Ordine dei medici è ritornato sulla vicenda per chiedere "chiarezza per ristabilire serenità lavorativa nel reparto di Ostetricia e Ginecologia'' (Qui articolo).

 

"La dottoressa Pedri - dice Paoli - è stata spostata da un ospedale all'altro, come sono spostati tutti i giorni decine di altri medici, che non solo in tempo di pandemia, sono obbligati anche a ferie forzate e cambio di mansione che non fanno parte del loro contratto attuale di lavoro. Non si parla mai di questo e si insiste sul caso isolato perché ha acquisito audicence nazionale ma è già materia in mano all'indagine giudiziaria".

 

Nei giorni scorsi, i familiari hanno denunciato una situazione molto difficile all'interno del nosocomio trentino vissuta da Sara Pedri: "Veniva allontanata, verbalmente offesa con parole pesanti: ha cominciato a sentirsi terrorizzata, dicendo che non riusciva nemmeno a tenere il bisturi in mano".

 

Una situazione, spiegano, che non era isolata. Un altro operatore sanitario che lavora all'interno del reparto di ginecologia ha scritto alla trasmissione, chiedendo di rimanere anonimo, raccontando di un ambiente lavorativo “non sano” (Qui articolo).

 

"I parenti hanno riferito in televisione che la vicenda riguarda rapporti interpersonaliinterdipartimentaliinterospedalieri che nel tempo, a Trento come a Cavalese, a Tione come a Borgo, ma anche fuori dal Trentino, hanno determinato e determinano pressioni indebite. Hanno creato difficoltà nelle gestioni dei dirigenti di primo livello; sovraccarico di turni, mancanza di adeguamento del contratto da ormai un decennio e assenza di una riorganizzazione della dirigenza medica di primo livello. Situazione che portano a continue fughe verso il prepensionamento, il licenziamento, la malattia, le fratture familiari; e l'inserimento di giovani non pronti a carichi, pressioni psicologiche, turnazioni di così alto profilo e stress lavorativo", conclude Paoli.

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